Perché non bisogna lasciar piangere i bambini per farli dormire

bambino che piange


La Danimarca ha recentemente preso le distanze dal metodo del “cry it out”, dopo che oltre 700 psicologi hanno segnalato i possibili effetti negativi di questa pratica sullo sviluppo emotivo dei bambini. Le nuove linee guida mettono al centro la risposta sensibile del caregiver e la costruzione di un attaccamento sicuro.

La ricerca è chiara: ignorare ripetutamente il pianto di un neonato aumenta i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. Se questo accade durante fasi delicate di sviluppo, può influenzare:

  • la maturazione cerebrale
  • la formazione delle connessioni neurali
  • la capacità di regolare lo stress
  • la resilienza emotiva nel lungo periodo

Il pianto non è un capriccio: è il linguaggio del bambino.
Quando le sue richieste restano senza risposta, il piccolo vive stress senza alcuna forma di regolazione esterna: il bambino ha bisogno di un adulto per co-regolare il suo stato emotivo.

Al contrario, rispondere in modo costante e prevedibile ai segnali del bambino sostiene la costruzione di sicurezza, fiducia e attaccamento sicuro. È questa base relazionale a favorire, nel tempo, un sistema nervoso più stabile, una migliore regolazione emotiva e uno sviluppo sociale sano.

neonato che piange

Un neonato che piange non sta manipolando. Sta comunicando un bisogno, cercando connessione, protezione, contatto. Incontrare questi bisogni non “vizia”: costruisce.

Accompagnare un bambino nel sonno non significa insegnargli a cavarsela da solo, ma mostrargli che non è solo. È da quella sicurezza che nasce, più avanti, la vera autonomia.