
Nel mio lavoro accanto ai genitori mi accorgo spesso di quanto siano confusi riguardo alle molteplici informazioni oggi diffuse sul sonno dei bambini.
Molti pensano che l’unico modo per far dormire i loro piccoli sia affrontare sleep training o metodi che prevedono rigide routine.
Cerchiamo quindi di fare chiarezza insieme.
Negli ultimi anni, la ricerca sullo sviluppo infantile ha portato a rivedere alcune pratiche legate al sonno dei bambini. Anche l’American Academy of Pediatrics oggi invita alla cautela rispetto all’uso dello sleep training nel primo anno di vita, evidenziando possibili interferenze con lo sviluppo dell’attaccamento sicuro e con la regolazione del sistema nervoso.
Il punto centrale non è lo stile genitoriale di ognuno, ma la biologia del neonato. Nel primo anno di vita il cervello è ancora impegnato a costruire “i circuiti della sicurezza”. I bambini non sono in grado di autoregolarsi: il loro sistema nervoso funziona attraverso la coregolazione, cioè grazie alla presenza e alla risposta dell’adulto di riferimento.
Quando un neonato sperimenta stress, la vicinanza del caregiver aiuta a calmare l’amigdala, ridurre il cortisolo e inviare al corpo un chiaro segnale di sicurezza. Per questo, pratiche come la condivisione della stanza (room sharing) rappresentano una risposta fisiologica e coerente ai bisogni evolutivi del bambino.
Anticipare l’autonomia attraverso lo sleep training significa chiedere al bambino di gestire da solo uno stress per il quale il suo cervello non è ancora pronto. La calma non si apprende attraverso l’isolamento sotto stress, ma tramite esperienze ripetute di contenimento, risposta e rassicurazione. Solo nel tempo queste esperienze vengono interiorizzate, diventando capacità di autoregolazione.
È importante sottolineare che i genitori che hanno adottato queste pratiche in passato non hanno “sbagliato”: hanno agito sulla base delle informazioni disponibili in una cultura che spesso valorizza l’indipendenza più della maturazione neurobiologica.
Comprendere oggi la scienza ci permette di rileggere il sonno infantile con uno sguardo più rispettoso dei tempi dello sviluppo.

La ricerca è chiara su un punto: la vicinanza costruisce sicurezza. I bambini imparano la calma attraverso la relazione, non attraverso la separazione. Un accudimento precoce che risponde allo stress con supporto getta le basi per un attaccamento sicuro, una buona regolazione emotiva e una resilienza che accompagna l’individuo per tutta la vita.