
Il pianto del neonato è un vero e proprio linguaggio e comprenderlo è più difficile di quanto può sembrare.
Non sempre è legato a un bisogno immediato, a volte può esprimere una memoria o un’emozione profonda.
L’Integrative Baby Therapy (IBT) ha inizialmente distinto due categorie di pianto: quello legato a bisogni primari e quello che esprime memorie.
Tuttavia, l’esperienza nella pratica IBT ha portato alla scoperta di un terzo tipo di pianto: un pianto che riflette le dinamiche familiari. In questo articolo facciamo chiarezza e cerchiamo di comprendere tutte queste modalità.
Bisogno o Memoria? Capire il Pianto del Bambino
Una delle abilità più importanti sviluppate attraverso il lavoro con i neonati è la capacità di distinguere tra un pianto che segnala un bisogno immediato e uno che esprime una memoria.
Il pianto del bisogno è legato a fame, disagio fisico, stanchezza o sovrastimolazione. In questi casi, il pianto si interrompe quando il bisogno viene soddisfatto.
Il pianto di memoria, invece, emerge quando il bambino rivive sensazioni associate a momenti difficili della nascita o della vita prenatale, come ad esempio un senso di compressione durante il parto o l’effetto di farmaci ricevuti attraverso il cordone ombelicale. Questo tipo di pianto è spesso accompagnato da movimenti ripetitivi, noti come “Baby Body Language”, come ad esempio pedalare freneticamente con le gambe, strofinarsi ripetutamente la testa o arcuare la schiena.
Questi movimenti esprimono spesso un impulso che è rimasto bloccato, o un momento della nascita in cui il bambino si è sentito disorientato e sopraffatto.
Ci sono momenti, durante il processo di nascita, in cui il bambino non sa se riuscirà a sopravvivere: una pressione troppo intensa lo schiaccia, gli ormoni dello stress o i farmaci lo invadono.
Si tratta di esperienze molto intense che vengono espresse con un pianto intriso di emozione: rabbia, panico, tristezza, disorientamento.
Se questi segnali non vengono compresi e il pianto viene semplicemente calmato senza ascoltarne il messaggio, il bambino può sentirsi incompreso e, nel tempo, rinunciare a esprimersi.
Il Pianto di Memoria: La Necessità di un Ascolto Empatico
Quando un neonato esprime una memoria attraverso il pianto e non riceve un ascolto autentico, può sviluppare un senso di frustrazione e infine smettere di tentare di comunicare. Questo silenzio può essere scambiato per tranquillità, ma in realtà nasconde stress e disagio emotivo.

Immaginiamo di subire un evento traumatico, come un’aggressione. Tornati a casa, vorremmo raccontare la nostra esperienza a qualcuno di fiducia. Se, invece di essere ascoltati, ci venisse semplicemente detto di calmarci o ci venisse dato qualcosa da mangiare per distrarci, ci sentiremmo frustrati e incompresi.
Questo è esattamente ciò che accade ai neonati quando il loro pianto viene trattato solo come una richiesta di soddisfare un bisogno fisico, ignorando il suo possibile contenuto emotivo.
Karlton Terry sottolinea l’importanza dell’ “empatia accurata“, che consiste nel riconoscere e rispecchiare le emozioni espresse dal bambino. Ad esempio, possiamo dire: “Sembri molto triste” o “Capisco che sei arrabbiato”. I neonati percepiscono quando vengono accolti con empatia e questo li aiuta a elaborare le loro esperienze.
Il Pianto di Dissonanza: Quando il Disagio è nel Campo Familiare
Il terzo tipo di pianto, identificato dopo anni di osservazione nella pratica IBT, è il pianto di dissonanza.
Si tratta di un pianto legato a una mancanza di sintonia, anche solo momentanea, nell’ambiente familiare, dovuta a stress irrisolti dei genitori, conflitti emotivi o aspettative poco realistiche sulla genitorialità.
Questo pianto è spesso inconsolabile e può sembrare ciclico: il bambino si calma per un po’, ma poi ricomincia a piangere senza una causa apparente.
I neonati sono estremamente sensibili allo stato emotivo dei genitori e hanno bisogno di sentirsi al sicuro in un ambiente armonioso.
Se percepiscono tensioni nel campo relazionale familiare, o incoerenza, non riescono a rilassarsi e il loro pianto riflette questo disagio.
In questi casi, è fondamentale aiutare i genitori a riconoscere e risolvere eventuali tensioni che possono influenzare il benessere del bambino.
Ascoltare e comprendere: Il Ruolo dei Genitori

Distinguere tra un pianto legato a un bisogno e uno che esprime una memoria è essenziale per aiutare i bambini a elaborare le loro esperienze.
Per i genitori, questo può essere un processo impegnativo, perché li mette di fronte al dolore che il loro bambino potrebbe aver vissuto durante la nascita.
Tuttavia, è proprio attraverso l’ascolto e il riconoscimento delle emozioni del bambino che è possibile aiutarlo a liberarsi dallo stress accumulato.
Nella pratica IBT, si è osservato che, quando un neonato riesce a esprimere e rilasciare il proprio disagio, ricevendo comprensione ed empatia, il suo corpo diventa più rilassato e molti sintomi, fra cui anche le coliche, agitazione o i movimenti ripetitivi, diminuiscono o scompaiono.
Aiutare i genitori a comprendere il pianto del loro bambino non solo facilita il suo benessere, ma rafforza anche il legame genitore-figlio e apre la strada a una comunicazione più profonda e consapevole.